Missing, cosa fare quando una persona cara scompare

In Italia scompaiono centinaia di persone ogni anno.

29-11-2017 Tutte le regioni

In Italia scompaiono centinaia di persone ogni anno, ma solo nell’ultimo decennio la società civile e le istituzioni hanno preso coscienza del problema, introducendo nuovi protocolli. Antonio La Scala, presidente di ‘Penelope’ ci ha spiegato tutto quello che c’è da sapere sulla scomparsa nel Paese che sta ancora cercando Emanuela Orlandi e Angela Celentano.

Solo negli ultimi decenni, dopo casi eclatanti come quelli di Emanuela Orlandi, Angela Celentano o Denise Pipitone, e grazie al contributo dei media, la società civile e le istituzioni hanno preso consapevolezza del dramma degli scomparsi. Ogni anno centinaia di persone si allontanano dalla propria casa e dai propri affetti, spesso non volontariamente. Alcune scomparse, come quella di Elena Ceste o Roberta Ragusa, si sono rivelate omicidi, pur senza aver trovato il corpo. Altri casi, invece sono stati risolti nelle primissime ore. Quali sono i protocolli che si adottano quando una persona non dà più sue notizie? Quali i tempi entro i quali bisogna rivolgersi alle forze dell'ordine? A questo domande ha risposto, Antonio La Scala, presidente dell'associazione ‘Penelope'.

Che cos'è Penelope e come è nata -"L'associazione è nata nel 2002 da un’idea di Gildo Claps, il fratello di Elisa Claps, all'epoca scomparsa e ritrovata cadavere nel 2010 nella soffitta della chiesa di Potenza. Il suo scopo è fornire assistenza legale e psicologica gratuita ai familiari delle persone scomparse, dall’inizio sino alla fine, qualunque sia l’esito della ricerca".

Cosa succede quando si denuncia una scomparsa – "Le Forze dell’Ordine che raccolgono la denuncia devono immediatamente iniziare le ricerche. Chi denuncia ha il diritto di chiedere notizie sia alla Procura della Repubblica competente per territorio del luogo dove risiedeva lo scomparso, sia al Prefetto dello stesso territorio sotto il profilo amministrativo; Il familiare dello scomparso può seguire personalmente la duplice procedura di ricerca penale e amministrativa. Penelope affianca queste persone in questa duplice attività fino a quando non avranno una risposta, sia di ritrovamento in vita sia di ritrovamento in morte sia di nessun ritrovamento".

L'importanza delle prime 48ore– "Se lo scomparso non viene trovato nelle prime 48 ore, vivo o morto, difficilmente sarà ritrovato. Con un’efficace ricerca è possibile nelle prime 48 ore arrivare a circa 70%-80%  di ritrovamento della persona scomparsa. Ecco perché ci siamo tanto battuti in questi anni affinché venga abbandonata la prassi – seguita per oltre 80 anni – in virtù della quale  si invitava chi presentava denuncia ad attendere le famose 48 ore, una regola che giuridicamente non ha mai avuto fondamento di alcun tipo.

L'archivio scomparsi – In America esiste ‘NameUs' (National Missing and Unidentified Persons System), il sistema pubblico online che raccoglie tutti i dati degli scomparsi, in Italia non esiste un archivio del genere. Ogni sei mesi il Commissario Straordinario di Governo per le persone scomparse, carica istituita dal presidente Giorgio Napolitano, nel 2007 e oggi ricoperta dal prefetto, Vittorio Piscitelli, ci fornisce semestralmente i dati delle persone scomparse.

La metà delle persone scomparse ha meno di 18 anni – "Secondo l’ultimo aggiornamento pubblicato il 28 luglio 2017, dal 1974 ad oggi abbiamo circa 48.000 persone scomparse, di cui 24.000 minori (2.167 italiani e la restante parte stranieri) e circa 9.500 le donne scomparse, o meglio censite e monitorate nel territorio italiano e di cui si è persa ogni traccia".

Trovare gli scomparsi grazie al DNA – "Una legge (la n. 85/09, ndr.) ha previsto la Banca dati del DNA che è diventata esecutiva solo nel giugno 2016; tuttavia non è ancora completa, è come una banca che raccoglie denaro, ci sono i soldi, ma mancano le mura dell’edificio dove custodirli. Abbiamo tanti profili di DNA raccolti e custoditi nei vari laboratori di Polizia Scientifica o di RIS dei Carabinieri, ma devono ancora confluire verso un unico sistema che sarà la Banca dati del DNA".

Corpi senza nome -"Non esiste ancora una banca dati dei cadaveri non identificati. Noi abbiamo negli obitori italiani, secondo gli ultimi dati che risalgono al luglio 2017 circa 2.500 cadaveri non di cui si è in attesa che venga raccolto il DNA affinché lo stesso confluisca nell’unica Banca del DNA con una sua sezione a parte in modo da poter confrontarla con il profilo genetico dei familiari delle persone scomparse".

L'importanza dei media – "Quando una persona scompare può rivelarsi fondamentale, dopo aver fatto denuncia alle autorità, rivolgersi ai media. Molte persone sono state ritrovate grazie al lavoro svolto dalle redazioni di alcune trasmissioni televisive, tra cui ‘Chi l'ha visto?' ma anche attraverso i giornali online e i social network, in molti casi utilissimi a raccogliere segnalazioni e avvistamenti".

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