- 27 agosto 2010 - La fiaccolata che si è svolta ieri a Orgosolo

Il pastore scomparso è stato ucciso:
aperto un fascicolo sul caso Elias

 

 

La fiaccolata che si è svolta ieri a Orgosolo

Salvatore Elias è stato ucciso. Sul servo pastore orgolese scomparso dall'ovile di Montresta il 26 agosto di due anni fa, la procura di Oristano ha aperto un fascicolo per omicidio contro ignoti.

DAL NOSTRO INVIATO

VITO FIORI

ORGOSOLO «Mio marito è morto. Io sono vedova. Da due anni». Teresa Patteri, da quel 26 agosto del 2008, il giorno in cui Salvatore Elias è scomparso da un ovile di Montresta, sa bene che il suo uomo non lo rivedrà più. Al destino, anche se amaro, si è rassegnata. È il resto che non riesce a metabolizzare. Sì, perché vorrebbe almeno una tomba per piangere il suo Salvatore, ma nessuno in questi due anni si è sbattuto più di tanto per cercare il corpo, né gli assassini di un servo pastore orgolese diventato meno che un fantasma di serie B.

Solo ora, per la Procura di Oristano, il caso Elias è un fascicolo aperto con l'ipotesi di omicidio, naturalmente a carico di ignoti: dopo due anni si cerca un cadavere.

Il tempo non si ferma mai, purtroppo, e nei delitti il suo trascorrere va a favore di chi li ha commessi, se questi ultimi vengono aiutati da negligenza e superficialità. Certo è sorprendente che l'auto del pastore, una Fiat Punto, sia stata sequestrata appena tre mesi fa per consentire l'improbabile recupero di sostanze organiche da cui estrapolare un qualche Dna.

L'utilitaria, a suo tempo restituita alla signora Patteri, dopo un lavaggio accurato (vaporetto compreso) e il ricovero in un garage, stava per essere venduta. Un danno, oltre alla solita beffa. «Ci dissero che nel giro di quattro cinque giorni ce l'avrebbero ridata», ricorda la donna. Non è stato così. È l'ultima di una serie di circostanze che hanno destato non poche perplessità tra i familiari e alimentato i loro dubbi.

RABBIA E DOLORE «Io ho raccontato tutto ai carabinieri - spiega Teresa - perché con mio marito ci parlavo due volte al giorno e sapevo ogni cosa che faceva. L'ultima volta che l'ho sentito era la sera del 25 agosto. Mi disse che era al bar con alcuni amici e con il suo datore di lavoro, Guido Pinna. Poi, più niente». Giovanni Antonio Pinna, possidente bosano, padre di Guido, due giorni più tardi si presentò alla caserma dei carabinieri di Macomer per denunciare la scomparsa di Salvatore Elias, il suo servo pastore orgolese di 41 anni. Solo qualche ora dopo ritenne necessario informare anche la famiglia.

«Perché una denuncia a Macomer e non a Bosa - si chiede la donna - oppure a Montresta, visto che sono centri più vicini? Mi hanno detto che l'avevano visto a bordo di un pick-up con dei commercianti di bestiame con i quali sarebbe andato a Ozieri a trattare un affare. Ma che affare e affare, lui si occupava di pecore e basta. E poi, quel pick-up non l'ha visto nessuno e in campagna anche i sassi hanno occhi e orecchi. A fine giugno del 2008 il vecchio Pinna convocò Salvatore per dirgli che la crisi aveva creato problemi al distributore di sua proprietà e anche il lavoro agricolo non andava bene per cui bisognava che si trovasse una nuova sistemazione, salvo chiedergli successivamente di restare fino a settembre, giusto il tempo per vendere le pecore».

IL GIALLO Per cercare Salvatore era stata organizzata una gigantesca battuta alla quale parteciparono decine e decine di persone, molte erano di Orgosolo. In quei giorni, emersero altri particolari sulla situazione lavorativa di Elias. Guido Pinna, già agli inizi di giugno, aveva preso contatti con due orgolesi per sostituire il suo pastore. A uno di loro disse che avrebbe potuto portare a Montresta anche la famiglia. Non se ne fece nulla. Tant'è che a Salvatore subentrò lo stesso servo pastore che lo aveva preceduto nell'ovile dei Pinna. Uno che aveva intentato causa ai padroni e che ora tornava al suo posto.

«Altro che vendere le pecore - commenta la signora Patteri - non ne avevano alcuna intenzione». E poi, dentro casa, i pantaloni rovesciati e sporchi di sangue lasciati vicino al letto come se gli fossero stati sfilati con la forza, il giallo delle tre tazzine di caffè sul tavolo della cucina e il disordine straordinario trovati dopo la sparizione di Elias. «Il signor Guido Pinna ci disse queste cose ma io non ho mai creduto alle sue parole. Ci sono troppe cose che non tornano».

A cominciare proprio dalla scomparsa di un uomo sulla quale, sin da subito, non si è indagato abbastanza. Eppure gli indizi per inquadrarlo come omicidio non mancavano. Si può dire che il caso sia stato sottovalutato. Non c'è un corpo e non c'è uno straccio di movente perché all'epoca non lo si è cercato.

Venerdì 27 agosto 2010 08.14

 

 

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