IL DRAMMA E L’INCOGNITA DI CORPI NON IDENTIFICATI
Iniziavamo il nostro primo convegno nazionale a Roma, nell’ottobre 2006, evocando le gesta di Penelope perché per noi rappresentava, e rappresenta tutt’ora, la paziente e sofferta attesa che qualcosa di nuovo giunga a dare luce al buio e al silenzio che ci circonda, non tanto perché raffigurava un recupero archeologico di curiosità e di ricordi scolastici, ma più semplicemente perché era per noi uno specchio dove è possibile rivedere noi stessi, le nostre sofferenze e le nostre attese.
Senza saperlo, questo paradosso ci ha consentito di dare un volto, un pensiero e un’anima, pur navigando nella letteratura antica, e noi vorremmo ribadire l’ utilità per vivere e per capirci, citando una altro passo omerico che molto ci aiuta a far comprendere il dramma che stiamo per affrontare oggi.
Leggendo il canto XXII dell’Iliade vorrei dire che le parole di Achille rivolte ad Ettore morente che supplica di consegnare il corpo al padre Priamo per la sepoltura, sono l’interpetazione del dramma che viviamo oggi all’interno della nostra Associazione per la mancata sepoltura di tanti corpi, per corpi ritrovati dilaniati dai cani: “mai non fia che sul funereo letto la tua madre ti pianga. Io vo’ che tutto ti squarcino le belve a brano a brano…..”
Ma vorrei continuare in questa riflessione, ricordando tra i gesti dell’amore verso la persona, la settima opera di misericordia corporale che è la sepoltura, ma in un momento particolare dell’essere cristiani come la preparazione alla Pasqua, anche come valore dell’Incarnazione, come ossequio al corpo dopo la sepoltura. Il nostro convegno odierno cade, forse non casulamente, nel periodo pasquale e ci da modo di riflettere sulla morte e la sepoltura di Cristo, perché la morte è un traguardo della vita e va santificato con la sepoltura, e in questo noi vorremmo trovare il conforto che ancora non abbiamo trovato nella Chiesa, e che speriamo oggi, da questo momento, poter sentire parte delle nostre sofferenze e della condivisione delle nostre attese.
Molti studiosi della storia delle religioni sono concordi nel far risalire l’origine stessa delle religioni all’epoca in cui i primi uomini cominciarono a seppellire i propri morti, differenziandosi così dagli altri animali e dimostrando di attribuire un’importanza decisiva alle cerimonie che accompagnano la sepoltura, la cremazione e di altri modi di porre i cadaveri.
Infine, non per ultima perché è troppo importante per noi come rappresentanti della società civile e interpreti dei diritti civili che in essa sono esplicitati, abbiamo cercato anche nella nostra Carta Costituzionale un riferimento, ma abbiamo trovato un vuoto normativo per le salme di persone ignote sia a livello costituzionale che di diritto civile e amministrativo.
Quindi nell’impossibilità di rinvenire una norma che disciplini questi comportamenti vorrei provocatoriamente dire che nel nostro Codice Penale tra gli art. 407 e 413 si parla di “uso illegittimo di cadevere” se non “occultamento di cadavere” e in questo vorremmo manifestare la delusione che l’abbandono in celle frigorifere per anni, ha dimostrato la mancanza di un sentimento di pietà dello Stato verso i defunti.
Se pensiamo poi che nell’art. 5 del codice civile si parla di “ atti di disposizione del proprio corpo” e che “ius eligendi sepulchrum” possa significare il potere di determinare la località di sepoltura, ci chiediamo quale sepoltura a centinaia di corpi tenuti nelle celle friforifere degli obitori e degli Istituti di Medicina legale da anni, senza indentità, senza riconoscimenti, senza pietà cristiana.? Se non “uomo sconosciuto “ e donna sconosciuta”, come è già avvenuto?
Chiedevamo tre anni fa, al nostro primo convegno nell’ottobre 2006, che fosse istituito presso il Ministero dell’Interno un apposito Ufficio centrale per una rapida identificazione dei cadaveri non riconosciuti trasferendo questa istanza nella prima proposta di legge.
Mettevamo in evidenza già allora che molti familiari di persone scomparse venivano chiamati ad una triste peregrinazione da un obitorio all’altro, carichi di angoscia e di speranza, per il riconoscomento della salma di uno sconosciuto, che avrebbe potuto essere un loro caro. Dicevamo “questo potrebbe ancora avvenire, senza il rispetto per le persone vive, né per i morti”. Oggi a tre anni di distanza questo può ancora succedere perché oltre alla mappatura fatta dal Commissario Straordinario Prefetto Rino Monaco che ci ha dato visione di quanti sono i corpi esistenti nelle varie regioni d’Italia, molte famiglie attendono ancora di conoscere l’identificazione dei corpi.
Siamo arrivati a questo appuntamento attraverso un percorso lungo più di un anno e che è partito da un appello fatto nell’ottobre 2007 dalla presidente del Comitato Penelope Puglia, Annalisa Loconsole, che con grande sofferenza cerca le tracce del padre scomparso a Bari nell’agosto 2006 e non più ritrovato, un appello, dicevo, fatto alla trasmissione “Chi l’ha visto?” per il ritrovamento dei resti di un cadavere nella sua regione, per i quali chiedeva pietosamente il riconoscimento.
A questo appello ha risposto Rita Inzaina che con la sorella Angela cercava da sette anni il padre Bachisio, portatore di una cicatrice come quella del corpo ritrovato in Puglia, scomparso a Firenze e non più ritrovato.
La nostra associazione, pur con i pochi mezzi a disposizione e senza nessun sostegno economico da parte delle Istituzioni, aveva creato quella rete tra le persone che il Ministro dell’Interno non era ancora riuscito a mettere in atto, pur con una delibera della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che aveva istituito una nuova figura di commissario straordinario per le persone scomparse già nel luglio 2007.
I tempi della burocrazia dello Stato a tre mesi di distanza non avevano ancora attivato una sede, dei computer e un indirizzo di posta elettronica, soltanto la disponibilità personale del Prefetto Monaco è venuta incontro a quella prima palese emergenza.
E’ vero che il ritrovamento del corpo Bachisio Inzaina, tenuto in una cella frigorifera dell’Istituto di medicina legale di Pisa per sette anni, pur essendo stato ritrovato soltanto dopo tre mesi dalla scomparsa, è entrato nella storia di Penelope, ma possiamo anche dire che da quel ritrovamento sono partite una serie di circolari ministeriali e confronti a livello governativo che hanno aperto una indagine conoscitiva fino alla attuale mappatura degli obitori e istituti di medicina legale.
Ma se non ci fosse stato l’appello della presidente del Comitato Puglie, se non ci fosse stata la trasmissione “Chi l’ha visto?”che l’ha divulgato, se non ci fosse stata la figlia Rita Inzaina che seguendo la trasmissione avesse ascoltato questo appello, se non ci fosse stata l’associazione Penelope che ha messo in comunicazione le persone per le verifiche, quali aiuti dallo Stato avrebbero avuto le famiglie degli scomparsi pur con un testo di legge che porta queste richieste e che viene continuamente rimandato di legislatura in legislatura?
Ecco perchè noi oggi abbiamo voluto questo convegno perché “il dramma e l’incognita di corpi non identificati” non appartiene alla memoria di paesi civili, perché l’angoscia per una persona cara che scompare è indescrivibile, ma è ancor più atroce pensare che un proprio caro possa essere abbandonato per anni in una cella frigorifera senza identificazione e riconoscimento.
Parlavamo con il Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano nell’incontro avvenuto al Quirinale il 27 ottobre 2006 con le famiglie di Penelope che “ la scomparsa di una persona è una “sospensione di vita”, perché una vita sospesa non è vita e non è morte e il dramma delle famiglie di Penelope è la mancanza di certezze nel bene o nel male, perché qualsiasi notizia è sempre migliore di nessuna notizia.”
Tutti noi di Penelope siamo andati prendendo coscienza che la memoria di tutte queste persone ci appartine e che l’intero Paese ha una responsabilità nei confronti di queste famiglie e crediamo che l’esistenza di centinaia di corpi da identificare potrebbe rappresentare per alcune famiglie la fine di una angoscia, la rassegnazione di una certezza , perché quella notizia forse è migliore di nessuna notizia.Ma lo Stato non è ancora pronto a darla quella notizia e noi vorremmo capire i tempi e i modi di quelle risposte.
I lavori di questa giornata saranno importanti per le relazioni tecniche che verranno illustrate, ma ci auguriamo che queste proposte possano diventare istanze per le Istituzioni presenti perchè si possa dare presto un nome alle centinaia di cadaveri abbandonati “in apposite celle frigorifere”. Perché purtroppo il loro numero è destinato a salire e se nel nostro invito noi avevamo messo che i cadaveri censiti non identificati erano 628, perché questo numero faceva parte della relazione semestrale del commissario Straordinario Prefetto Rino Monaco, ora il loro numero è salito a 796 dall’ultimo censimento del 9 marzo scorso.
Ci sarebbero però molte altre cose che vorremmo cambiare nei comportamenti dello Stato, come la troppo frequente abitudine di mettere nella denuncia di scomparsa “allontanamento volontario”, una prassi che le Forze dell’ordine negli anni hanno messo spesso in pratica, salvo poi scoprire in alcuni casi che la persona non si era affatto allontanata volontariamente, a meno che uscire dalla porta di casa per portare i rifiuti nel contenitore significhi volersene andare in giro per il mondo.
Vorremmo anche che quando scompare una persona anziana si facessero delle riverche vere e approfondite perché gli ultimi ritrovamenti di corpi dilaniati dai cani ci lascia sgomenti come lascia sconvolti familiari come Elvira Orlando quando ha ritrovato alcuni giorni fa il padre Antonio e ci ha mandato un sms disperato: “….non gli è rimasto nemmeno un organo intero, il viso è irriconoscibile, gli animali lo hanno mangiato….una cosa orribile.
Vorremmo per concludere poter trasmettere tutte queste istanze nei luoghi decisionali, come il Parlamento dove giace una nostra proposta di legge da tre legislature e non possiamo essere auditi perché il relatore non ha disposto la nostra convocazione, o al Ministero dell’Interno perché ascolti l’angoscia dei familiari che attendono da anni di sapere dove sono finiti i corpi dei loro cari,abbandonati nelle celle frigorifere o dipersi nelle campagne mangiati dagli animali.
Vorremmo infine avere al nostro fianco la Chiesa per essere sorretti in queste battaglie di dignità e pietà cristiana, per sentirci meno soli che nel passato. Il nostro ruolo di associazione della società civile, che non vuole sostituirsi alle Istituzioni in compiti di supplenza, ma da loro pretendere risposte e assunzioni di responsabilità, continuerà a chiedere chiarezza e risposte su tutti questi cadaveri “occultati” dallo Stato e abbandonati in celle frigorifere senza pietà umana e cristiana, non degna di un paese civile.
Elisa Pozza Tasca presidente nazionale
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