| - 10 OTTOBRE 2009 Convegno LA CITTA' SCOMPARSA Intervento presidente Penelope Elisa Pozza Tasca | |
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LA CITTA’ SCOMPARSA DALLE ESPERIENZE PARTICOLARI AI PARADIDMI GENERALI L’appuntamento odierno è un’altra tappa importante del nostro percorso associativo che a piccoli passi avanza nei sentieri, prima sconosciuti, alla più parte di noi. Siamo in un bellissimo territorio, ricco non solo di civiltà e cultura, ma di bellezze naturali che anche l’UNESCO ha voluto riconoscere a livello mondiale, dove la definizione di “percorsi” può assumere significati particolari, nella gioia e nel dolore. La gioia di incamminarsi in questi sentieri è grande quando si è circondati da una natura che esorta alla riflessione, che da pace e gioia allo spirito, che apre i cuori alla solidarietà. Ma nello stesso tempo noi sappiamo di percorrere strade difficili, perché sconosciute, perché il nostro cammino è in salita verso verità da scoprire, come è stato difficile per le persone che in questi luoghi, in questi mesi, hanno incontrato la morte e nel loro ricordo vorrei poter onorare le loro azioni solidali che li hanno portati a perdere la vita per salvare altre vite. Questo è il percorso che come presidente dell’Associazioine Penelope vorrei indicare a questa assemblea, nel fermarci prima di tutto per un momento di silenzio, nel ricordo e nella preghiera per queste vittime perché siano l’esempio che illumini anche le azioni di questa giornata importante. Pausa. LA CITTA’ SCOMPARSA ci attende e noi siamo pronti ad intraprendere questo cammino. Come associazione ci siamo abituati ad affrontare temi particolari che portano nella loro complessità al fenomeno delle persone scomparse usando di volta in volta delle metafore che possano aiutare noi e le persone che ci ascoltano a comprendere le complessità e gravità dei fatti che vogliamo far emergere. PENELOPE è la prima fra questi, perché per noi rappresenta la paziente e sofferta attesa che qualcosa di nuovo giunga a dar luce al buio e al silenzio che ci circonda, così come abbiamo voluto presentare il nostro appello al Presidente della Repubblica On Giorgio Napolitano nell’incontro avvenuto al Quirinale nell’ottobre 2006 con le famiglie di Penelope dicendo che “la scomparsa di una persona è una sospensione di vita, perché una vita sospesa non è vita e non è morte e il dramma delle famiglie è la mancanza di certezze nel bene o nel male, perché qualsiasi notizia è migliore di nessuna notizia. Seguendo lo stesso percorso abbiamo voluto ricordare nell’ultimo convegno di PENELOPE a Milano nel marzo scorso, il dramma e l’incognita di corpi non identificati, che non hanno un cristiana sepoltura, ma giaciono in apposite celle frigorifere di Istituti di Medicina Legale e Obitori del nostro Paese, evocando le parole di Ettore morente nel XII canto dell’Iliade, che supplica Achille di consegnare le sue spoglie al padre Priamo per la sepoltura. Il nostro cammino prosegue verso quella città sconosciuta che noi abbiamo voluto definire “ LA CITTA’ SCOMPARSA”, un sillogismo per far comprendere che 24.800 persone che non ritroviamo possono rappresentare nell’immaginario collettivo una piccola o media città del nostro territorio, dei cui abitanti non sappiamo che fine hanno fatto, se sono ancora vivi e dove si trovano, se sono morti e dove sono sepolti. Soltanto unendo il dramma di migliaia di famiglie è stato possibile comprendere quanto vasto è il fenomeno delle persone scomparse e quante cose ancora rimangono da risolvere per arrivare a capire le molte verità finora sconosciute, ma in questo lungo percorso retrospettivo dal 1975 c’è stato il grande contributo del Primo commissario Straordinario per le persone scomparse Prefetto RINO MONACO, che ha riordinato una Banca Dati carente e poco chiara. Prima del nostro convegno nazionale in Campidoglio il 27 ottobre 2006 “SCOMPARSI” nessuno sapeva darci risposta circa l’entita del fenomeno, perché le famiglie erano abbandonate nella solitudine del loro dolore e nella personale ricerca della persona cara scomparsa e i mezzi di comunicazione trattavano singolarmente i casi senza unire quantitativamente le denunce di scomparsa, in questo modo non si era potuta creare una coscienza collettiva intorno a questo dramma. Soltanto la trasmissione “Chi l’ha visto?” per vent’anni è stata di aiuto alle famiglie ed ha sostituito la mancanza di risposte delle Istituzioni e come abbiamo voluto definirla nell’incontro con il Capo dello Stato è stata quel punto d’incontro dove si sono potuti confrontare gli appelli e le risposte di solidarietà che nessun luogo istituzionale era riuscito a dare prima. Ma continuando il nostro percorso associativo attraverso quei sentieri che ci porterrano alla CITTA SCOMPARSA abbiamo incontrato Istituzioni che hanno ascoltato il nostro appello di aiuto, che non voleva privilegiare un caso più di un altro, o dare visibilità ad una famiglia più che ad un’altra, ma, partendo da una responsabilità collettiva che abbiamo assunto come rappresentanti della società civile, abbiamo trovato la forza di parlare ad alta voce per dire di volta in volta le cose che non sono state fatte, quelle che dovrebbero essere migliorate attraverso leggi o circolari ministeriali o delibere delle nostre amministrazioni locali. Ecco quindi che dalle esperienze particolari ci addentriamo ad paradigmi generali, perché le esperienze che di volta in volta testiamo sul campo ci fanno comprendere dove ancora mancano le risposte o dove si possono migliorare. Un primo punto riguarda quanto viene fatto dopo la denuncia di scomparsa. Ecco qui noi abbiamo constatato che, ancor quando la denuncia viene presa sul serio, e cioè non rimandata di 24 o 48 ore, oppure catalogata come “allontanamento volontario”, molte volte non si da seguito ad una serie di azioni immediate per la vera ricerca della persona scomparsa, attivandosi concretamente nel diffondere i dati tra le unità operative presenti sul territorio, lasciando il rintraccio un po’ alla casualità o alla fortuna. Questa osservazione noi ci permettiamo di farla perché abbiamo messo a confronto azioni di Commissariati diversi e Questure diverse, nelle molteplici realtà territoriali, dove non sempre vengono interpretate circolari e imput ministeriali allo stesso modo, come il fac-simile di nuova denuncia predisposta dal commissario Straordinario, annunciata nella relazione semestrale del Prefetto Monaco, che dovrebbe diventare prassi in tutto il territorio nazionale e perché l’inventiva o l’abnegazione personale non debbano prevalere sulle responsabilità istituzionali. Vorremmo insomma che le sensibilità personali non fossero la sola garanzia e aspettativa di speranza che le famiglie attendono come risposte concrete alle denunce. Faccio un esempio pratico che abbiamo potuto constatare nel territorio bassanese nel mese di agosto quando è scomparsa una ragazza poco più che maggiorenne, aveva compiuto i suoi 18 anni da tre mesi, e che abbiamo seguito personalmente la presidente di Penelope Vento Gilda Milani Bianchi e la sottoscritta. Il giorno dopo la scomparsa abbiamo potuto vedere esposte in luoghi strategici, come alle porte d’ingresso del nostro ospedale, delle locandine con la foto e i dati segnaletici per ritrovare questa giovane, che chiameremo Maria per la privacy, molto chiare e incisive come non avevamo visto prima in nessun altro luogo e in così breve spazio di tempo. Sottolineo questi due passaggi perché tutti noi sappiamo, ma cerchiamo di farlo comprendere anche alle Forze dell’Ordine, che i primi momenti sono importanti per salvare la vita di una persona, che non dobbiamo fermarci al fatto che quella persona è maggiorenne, magari di soli tre mesi, perché può essere una persona in difficoltà e al di là e al di sopra della legge, abbiamo il dovere di andarle incontro, di aiutarla in un momento di smarrimento che potrebbe essere fatale per la sua sicurezza. E con Maria siamo stati fortunati nell’incontrare al commissariato di Pubblica Sicurezza di Bassano del Grappa delle persone sensibile e attente, che non hanno abbandonato la ragazza alla immaturità della sua scelta, facendo le azioni giuste per rintracciarla visibilmente con le locandine nei luoghi opportuni, ma anche attraverso il tracciato telefonico fino a localizzarla nella città di Trieste dove lei si era rifugiata. A questo punto però la legge non viene incontro alle famiglie perché una volta fermata e controllati i suoi documenti, anche dopo un passaggio al Pronto Soccorso che dava alla madre la conferma del suo stato di salute, è stata lasciata libera di girovagare per la città finchè le forze glielo hanno permesso. Qui entrano in gioco altri soggetti della sociatà civile, sensibili e solidali, come lo sono stati i ferrovieri della stazione di Trieste che, notato il comportamento strano della giovane e visti gli appelli che la madre aveva avuto modo di divulgare attraverso la stampa e la televisione regionali, hanno chiamato la mamma alle tre della notte, per informarla che Maria dormiva in una aiuola della stazione. La conclusione della vicenda è stata felice, ma quando Maria è stata soccorsa dalla madre non aveva le forze di stare in piedi, perché da giorni si nutriva con bustine di zucchero, era senza mezzi economici, non aveva avuto la possibilità di lavarsi ne cambiare biancheria, ed è stata ricoverata in ospedale per alcuni giorni perché disidratata e denutrita. Ora sta bene, ma ha bisogno di ritrovare se stessa, di comprendere le ragioni che l’hanno portata a quell’allontanamento volontario che avrebbe potuto mettere in pericolo la sua vita non solo dal punto di vista fisico, ma anche della sicurezza personale se lei avesse in quelle notti di solidudine incontrato le persone sbagliate che potevano usarle violenza o indurla ad una vita illegale. Questa volta è andata bene, perché le indagini sono partite bene, abbiamo in questo dramma incontrato le persone giuste sia tra le Istituzioni che tra i cittadini, e noi vogliamo approfittare di questo momento per ringraziale il sost. Commissario Mario Brunello, che rappresenta il Commissariato di Bassano del Grappa, ed è qui tra noi sperando di aver poi l’occasione di dargli la parola. Prima di passare ad analizzare il problema dei tracciati telefonici, vorrei, collegandomi ai ferrovieri di Trieste, menzionare gli Aiutanti Spirituali, figure che operano esclusivamente nel territorio della Provincia Autonoma di Bolzano, volontari che durante le operazioni di soccorso assistono i familiari delle persone coinvolte in incidenti o dispersi, sono adeguatamente preparate per varie evenienze e cariche di umanità. Credo che tutti noi che abbiamo programmato questo convegno oggi, Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e Penelope Onlus, vorremmo porre l’accento anche sui volontari che sono disponibili a gestire in momenti difficili le famiglie, come supporto, come portavoce, come interlocutori con le Istituzioni, perché la solitudine e lo smarrimento dei primi momenti è terribile per chi affronta questi drammi. E’ un progetto che in futuro vorremmo poter approfondire per creare rete tra più azioni solidali, che possono partire da cittadini attenti e responsabili come lo stati i ferrovieri di Trieste nel segnalare la presenza di Maria alla mamma, fino agli aiutanti Spirituali, sapendo che in mezzo possono esserci una miriade di associazioni volontaristiche pronte a collaborare con le Forze dell’Ordine, con i Vigili del Fuoco, con il Soccorso Alpino, con la Croce Rossa. Un’ultima considerazione vorrei porre oggi alla nostra riflessione ed è la necessità di localizzare con urgenza una persona dispersa o scomparsa attraverso i ponti e le celle attivate o agganciate dal telefono mobile in uso alla persona ricercata. Noi sappiamo che il Soccorso Alpino e speleologico ha in questo campo maturato una esperinza importante attraverso l’autorizzazione del Garante per la protezione dei dati personali, di cui abbiamo avuto notizia attraverso gli organi di stampa, ma che vorremmo in questo contesto poter approfondire per rendere questo traguardo che avete raggiunto utile su tutto il territorio nazionale, anche con il contributo del nuovo Commissario Straordinario per le persone scomparse Prefetto Michele Penta, che oggi partecipa a questi lavori e che potrà ascoltare le nostre e le vostre istanze. Vorrei a questo punto avviarmi alla conclusione con un’ultimo pensiero di ringraziamento al nostro Presidente della Repubblica, On Giorgio Napolitano, per un suo intervento di alcuni giorni fa alla cerimonia di una importante associazione, rendendo merito “ai tanti campi, ai tanti terreni del volontariato, della solidarietà e dell’impegno civile, facendo l’elogio alla parte migliore della nazione. Noi che siamo il mondo della solidarietà, del volontariato, del non profit, del terzo settore, dell’associazionismo, noi che rappresentiamo il tessuto connettivo più robusto e vitale del nostro Paese, che mette le mani e il cuore nella sofferenza e nel dolore di quel prossimo che altrimenti sprofonderebbe nella solitudine, che ci prendiamo cura di far emergere le assenze o i ritardi delle Istituzioni, noi oggi siamo orgogliosi di essere qui a lavorare insieme perché siamo certi che la giornata odierna e i contributi che ne usciranno ci daranno merito per essere veramente dalla parte dell’Italia Migliore di cui parla il nostro Presidente della Repubblica. |



































